Ho pianto per il BLU
Ultimamente capita che mi commuova molto al cinema, davvero tanto. La cosa impressionante è che mi ritrovo a piangere per delle cose cui non avrei mai pensato o comunque alle quali non avrei dato molta importanza non troppo tempo fa.
Mi sono ritrovato a piangere pensando al vestito della prima inquadratura di Povere Creature! (2023, Yorgos Lanthimos), diversi giorni dopo aver rivisto il film, tornando in sala con una voglia mai avuta prima. La stessa cosa è capitata immediatamente durante Una Battaglia dopo l'altra (2025, Paul Thomas Anderson) pensando a quanto fosse bello e profondo il blu del cielo della notte durante la scena del primo assalto, l'atto terroristico di Di Caprio e compagni, che ci introduce anche al personaggio iconico di Sean Penn. Sono rimasto di sasso, pensando a quanto fosse bella e curata quell'immagine (come d'altronde il resto del film).
Poi vado a vedere in un tranquillo pomeriggio di una domenica pre-pasquale il film che mi ha sconvolto di più ultimamente: Hamnet (2025, Chloé Zhao). Ovviamente il film ha diversi momenti lacrimevoli e la storia è di quelle belle intense, ma non è stata di per sé la trama a stroncarmi. Mentre passeggiavamo verso casa io e la mia compagna, cercavo le parole giuste per raccontare l'effetto che ha avuto su di me questo film. Quando ho provato a parlare della Regia non riuscivo a trattenere le lacrime e la commozione.
“È come se ci avesse preso per mano, chiedendoci gentilmente di osservare, di provare a capire ciò che voleva dire”
Ecco, credo che fondamentalmente questa sia una buona definizione della Regia, di ciò che dovrebbe fare, di ciò che IO vorrei fare.

Siamo veramente annichiliti dalla quantità di immagini e volgarità che ci vengono buttate in faccia costantemente, quotidianamente e incessantemente. Io insegno Discipline audiovisive e spesso c'è questo malinteso soprattutto rispetto alle nuove generazioni per il quale sarebbero abituati ad avere una certa cultura audiovisiva appunto. Ma le due cose sono ben diverse, distanti anni luce. Siamo abituati a vedere delle immagini prive nella maggior parte dei casi di un contenuto reale, di una scelta precisa, ponderata e soprattutto in qualche modo “sofferta”. Io credo sia questa una delle caratteristiche principali del buon cinema, ovvero essere un'opera fondata su tante scelte messe insieme. Scelte che vengono pensate dal regista e portate fino in fondo, ostinatamente, orgogliosamente nel bene e nel male. È il motivo per cui spesso mi sono trovato a difendere dei film che oggettivamente non funzionano a dovere, ma che restano pur sempre vero Cinema. Questa cosa la stiamo tristemente e inesorabilmente perdendo.
Mi capita spesso di pensarci ultimamente in classe o rivedendo i lavori dei ragazzi. Una delle cose che più amo del Cinema e che vorrei perseguire come regista e quindi insegnante è proprio l'Amore e il rispetto per le proprie scelte. C'è sempre più superficialità nelle cose che si dicono, negli impegni che si prendono, in un'inesorabile perdita di senso. Il Cinema può essere una panacea verso questo male, una diga che argina questo triste aspetto della contemporaneità.
Questi registi, quando assennati e davvero in grado di coprire il proprio ruolo, mostrano quanto fortemente si può voler portare avanti una propria idea, in barba a volte anche alle convenzioni comuni, al gusto della società, ai guadagni, a logiche che poco o nulla hanno a che vedere con l'Arte.
Vorrei tanto che ci ritrovassimo tutti a piangere per il colore di un vestito, per un piano d'ascolto di un'attrice, per una battuta arrivata al momento giusto.
Sarebbe come riconoscere la Speranza in un mondo che ha smesso di guardare alle cose con quello che forse è l'aspetto fondamentale del vivere: la Meraviglia




